[DayStriders] Le Passeggiate, la Fisica ed i Videogames

Solito titolo da scrittore che pensa di essere alternativo😄

No, sul serio. In effetti, ci stavo pensando. La gente si sforza di scrivere dei titoli fighi, rischiando spesso di raggiungere l’effetto opposto.

Vabbeh, comunque. In questo post parleremo di cosa mi serve andare a fare due passi da solo, della lezione di fisica di oggi e di un ragionamento sui videogames online che ho fatto nella passeggiata di oggi.

Ma prima d’iniziare, eccovi un’immagine ispiratrice per un personaggio di Exalted.

La versione Maga Rossa di Fran di Final Fantasy XII - International Edition

Sì, è Fran di FFXII.

Piaciuta? Ottimo. Diciamo che, dopo un sacco di casini ho scelto di fare un personaggio basato su questa immagine per la mia prossima campagna d’Exalted, ovvero una Lunare Lepre con un cappello che le permette di spostare alcuni punti d’abilità in giro…😄

Ma tralasciando questo piccolo momento di Character Building, passiamo a cose più (o forse meno) serie.

Come forse alcuni di voi sapranno a me piace andare a farmi due passi, di tanto in tanto. Quando c’è Chiara a Trento vado a fare due passi con lei per discutere degli avvenimenti recenti, di idee, di come vada l’università, ecc. Quando, invece, è via, prendo il mio lettore e vado. Mi faccio tutto il giro di Ravina, se così si può chiamare.

Salgo la salita che porta dal mio gruppo di case a Via Per Belvedere, quindi proseguo verso la chiesa, da lì scendo, seguendo Via della Croce, per poi seguo una strada senza nome che passa a lato dell’autostrada e quindi, quando si ricongiunge con Via Per Belvedere, giro a sinistra e continuo finchè non arrivo al punto di partenza…

Una mappa che indica il percorso della passeggiata...

Meglio farvelo vedere, che non descriverlo.

Eccolo. È una passeggiata in posti strani, in realtà, perchè passare vicino all’autostrada non è il massimo, ma almeno mi da quei cinquanta minuti per pensare. Non sono come il GODS, che ha bisogno di correre per pensare, ho bisogno di avere tutta la mobilità possibile, perchè gesticolo. Correndo non posso farlo, altrimenti muoio. Ci ho già provato, mio malgrado. Fatto sta che mi prendo questi cinquanta minuti per pensare a quello che succede in giro, per ascoltare canzoni già sentite, per utilizzarle come colonna sonora di scene di miei racconti o di quello che è capitato in una sessione di giochi di ruolo, per studiare il prossimo passaggio di una storia, per inventarmi il Background per personaggi, oppure solo per incendiare il mio animo.

E mentre lo faccio… Beh, non penso a quello che c’è intorno, probabilmente ho quello sguardo strano e concentrato che ho ogni tanto. Sapete, quando la gente mi chiede “Jazz? Oi? Ci sei?” e io “Eh?” Ecco, probabilmente, in quei momenti, sto facendo la stessa cosa. Oppure quando mi metto le cuffie e mi faccio un giro. Ecco, lo faccio perchè ho bisogno di sfogarmi. E per farlo immagino il prossimo casino nel quale ficcare Hax, uno dei miei personaggi di “The Rollers”, altrimenti creando dei What-If di dieci minuti di serie che sto guardando in quel periodo. E questo era per rispondere anche alla gente che mi chiede, spesso, come faccio a creare le mie storie.

Ed ora, passiamo a qualcosa di differente. Come saprete, io è da quest’estate che faccio da insegnante privato di fisica e matematica. Sì. È un duro lavoro, ma qualcuno lo deve fare, cazzo. Vorrei tirare fuori alcune cose che mi fanno incazzare, quando capitano. Allora. Diciamo che quella di oggi è questa.

Alla richiesta di fare un esercizio che prevede di convertire una serie di espressioni fatte di seni e coseni con argomenti cose come “sin(x + π/2)” “cos(-x)” in una serie di seni e coseni che abbiano come argomenti solo “x”. Una cosa facile, basta ricordarsi il comportamento delle funzioni goniometriche e quindi trasformare il tutto. Però no. Non perchè è troppo difficile, ma perchè

Non l’abbiamo mica fatta ‘sta roba.

“Ma come? Te l’ho spiegata una settimana fa.” Il tizio a cui insegno mi risponde che se lo ricorda di “Aver sentito qualcosa” da parte mia, però che in classe non l’hanno fatto.

Io, stranito, ho iniziato a chiedermi che cazzo di professore/ssa avessero, visto che parla di funzioni goniometriche senza neanche accennare alle proprietà di queste funzioni, perciò passo ad altro, ovvero esercizi dove deve calcolare quanto valga un’espressione goniometrica. “Ottimo,” mi faccio “deve studiare i valori di sin e cos a memoria, cazzo, li saprà fare.” Quando vedo che tira fuori la calcolatrice m’indigno (Erano tutte cose come sin(π), cos(π/2), ecc.) e lui, che ha colto, mi fa

Eh, ma alle prove possiamo usarla

A quel punto ho smesso di lottare (per oggi) e gli ho fatto, post-facepalm, “Vabbeh, capito, và.” Finiti questi esercizi mi dice “Ma, secondo te, dovrò saperli i valori speciali di tan?” mostrandomi il quaderno. Guardo un po’ i valori e poi mi accorgo che, sulla pagina a fianco, ci sono le sopracitate proprietà delle funzioni trigonometriche. Al che gli faccio “Scusa, e queste?” “Che?” “Mi hai detto che non le avevate fatte in classe.” “Ah, tu intendevi queste! […]”

[…] Eh, ma le abbiamo fatte molto tempo fa, voglio dire, anche prima del calcolo dei cateti avendo l’ipotenusa. Non devo saperle.

Siccome sono un signore (già) ho evitato e gli ho solo consigliato di guardarsele perchè sono comunque utili.

Comunque l’incazzatura di oggi viene dalla storia che, “Sì, Vabbeh, l’abbiamo fatto un casino di tempo fà, non serve”, ovvero l’idea che, nelle scienze, si possa dimenticare qualcosa perchè tanto non serve per “Questa prova”. Ma minchia! Non è che voglio sputtanare questa persona, anzi, però vorrei che capisse che ricordarsi le cose passate, soprattutto in matematica e fisica, rende tutto il lavoro più semplice. Io non so chi insegni, ma spero che non l’abbia consigliato lui/lei. Certo, però, posso anche capire questo/a insegnante che, magari, si trova una classe formata dal 75% di gente così. A questa persona posso solo dire…

Dacci dentro. La promulgazione scientifica non è solo un lavoro, è una missione. E noi ci siamo dentro fino al collo. So che, probabilmente, non diventeranno quello che speri, ma insegnare con la speranza che qualcosa in loro cambi è l’unica, forse, forza che spinge a tuo favore. Sono con te.

E, dopo questo sentimentalismo, il ragionamento sui videogiochi del giorno…

Stavo là a farmene un pentolone quando… No, ok, durante la passeggiata di oggi mi metto a pensare a Battlefield: Bad Company 2 ed al gioco online e mi dico “Ma, senti, giocare online che senso ha?” e la risposta che è arrivata è stata “Se non ci giochi con qualche amico? Nulla.”

Diciamo che, in pratica, farlo senza amici serve solo per dimostrare a qualcuno che incontrerai solo in quella partita di quanto il tuo Cyber-Penis sia più grande/piccolo del suo. Lo dimostri ad uno al quale non gliene frega nulla di te, che non ti considererà più e che, probabilmente, non incontrerai di nuovo.

Quando invece giochi con degli amici, nella stessa squadra in un gioco competitivo, oppure in una campagna cooperativa, è tutta un’altra cosa. Non lo fai per dare contro a qualcuno, lo fai per divertirti, per fare stupidaggini, per farti due chiacchiere con della gente magari lontana decine di kilometri. Non è male, se ci pensate.

Inoltre tutto il tempo passato a giocare online distrugge le possibilità di completare le campagne Single-Player dei giochi che, come dice un “qualche” esperto, sono la parte importante dei giochi.

Ed io non mi potrei trovare PIÙ d’accordo di così.

Quindi ‘fanculo a Battlefield, almeno finchè Igor e Carlo non se lo comprano, ora mi metterò a finire Vanquish, altro che cazzate!

Pubblicato il gennaio 23, 2011, in La Storia Vera con tag , , , , , , , , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. Lascia un commento.

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