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Jazz Crawler

Ore (“Omioddiosonopropriole”) 2:58 ~ Tornato a casa da Copenhagen.

Problemi. Ci sono state “complicazioni elettroniche” nelle stazioni della capitale danese, a quanto mi ha detto la speaker dagli altoparlanti. Venti minuti di ritardo del treno.

“LOL. E cosa vuoi che sia?” mi sono detto. E grazie a quello sono riuscito a comprarmi il carnet da dieci biglietti per andare a Copenhagen (Unito all’abbonamento), una bottiglietta d’acqua ed un kebab, mangiare il kebab ed ancora aspettare. Ed io che avevo paura di dover correre.

Poi sono tornato a casa con l’autobus notturno.

E per sopravvivere alla serata di cosa ho avuto bisogno?

Una foto di una cartina di Copenhagen, di un libretto degli autobus notturni ed una bottiglietta di “Firefly”

Non molta roba.

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We are connected, Chain Reaction

Ore 22:18 ~ Appena finito di guardare anche il terzo episodio di Usagi Drop

Ah, non pensavo sarebbe stato una serie così buona. Immagino non sia proprio per tutti, in realtà. Niente sparatorie, niente azione e niente gnocca nuda.

È la storia di questo tizio di trent’anni che, ad un certo punto, si trova a decidere di crescere la figlia illegittima del nonno appena deceduto. Buoni sentimenti dappertutto.

Uno snapshot di “Usagi Drop”

E questo vuo dire che io mi commuovo, perchè sono un sentimentalone.

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[Day Striders] Jazzinghen Gaiden

Sono tre settimane che sto pensando tentando di scrivere un articolo. TRE! All’inizio era una cosa tipo “Ah, sì. Scriviamo questo articolo su SciCosLab…” come può dimostrare lo screenshot quì sotto.

Uno screenshot del mio PC che mostra un articolo in fase di scrittura

Non sapete quanto tempo ho perso per scrivere poco più di 850 parole...

Però non sono riuscito a finirlo. E sapete perchè? Perchè non riesco a scrivere di cose che ODIO. Detto questo, direi che possiamo passare all’articolo vero e proprio 😉 Leggi il resto di questa voce

Quando il nervosismo non c’era vi lamentavate

Ore 1:30, sono a casa dopo una giornata che non è stata stressante, è stata più, innervosente.

Comunque tutto ok, adesso ho messo su l’acqua per una tisana per evitarmi gli strascichi di un esame e di tutto il resto della fuffa che mi è capitata nelle ultime diciotto ore. Vabbeh, ma vediamo un po’ di schiarirvi un po’ le idee. Leggi il resto di questa voce

Uno schermo, una tazza di tè e degli occhi stanchi.

Ho passato dei giorni a casa ammalato. Non che non mi sia mai capitato, in realtà, però mi fa sempre riflettere.
Come adesso. Era a braccia consorte, seduto sulla mia sedia da studio, vecchia ormai di una decina d’anni, e mi stavo riposando, in tranquillità. Non mi succedeva da moltissimo.
Ed ho capito. Camera mia è solo una stanza, normalmente. Ma dopo mezzanotte diventa il mio regno. Mentre si scalda il termosifone sotto la scrivania, mentre fuori piove, mentre il tè si raffredda, io mi sento veramente a casa. Con tutte quelle cose intorno che la rendono unica: borraccia in alluminio, pila di libri per terra, schermi per il PC, un vecchio lettore CD fisso della Sony. Cose che hanno tutti, ma differenti.
La mia vita è fatta, in pratica, per passare più tempo possibile fuori: università, amici, Taiji. È per quello che devo utilizzare il tempo che mi rimane di notte per fare ciò che amo e, purtroppo, stare ammalato rovina questa cosa.

E detto questo torno a godermi il mio tempo, seppur limitato.